Novembre 16, 2021

Intelligenza artificiale. Un nuovo paradigma ?

By Andrea Padovano

Vorrei fare alcune riflessioni sui possibili approcci all’intelligenza artificiale. Non è una ricerca inutile perchè dietro a questi temi si celano aspetti collegati alla coscienza, al rapporto fra etica e scienza, ai confini della ricerca semiotica. Al concetto stesso di Potere come collegato al libero arbitrio.

Si può partire dal concetto di coscienza, oppure di può partire da considerazioni di carattere “scientifico” / tecnico.

Turing nel suo paper sull’Imitation Game aveva ben delineato gli sviluppi futuri sulla intelligenza artificiale che si sono poi verificati con una visione molto lucida e lungimirante.

Senza avere quelle ambizioni, e neanche quelle competenze, volevo però fare un esercizio non sterile.

Come progetterei una macchina di intelligenza artificiale evoluta ?

Mi sono interrogato molto in questi giorni a riguardo di cosa è l’uomo. Al di là del mistero della coscienza, della coscienza di sè, come dovrebbe essere progettata una macchina intelligente evoluta ?

Innanzitutto, dobbiamo ricordare che l’uomo, se diamo credito alla scienza, è stato selezionato in un processo di milioni di anni da animali meno evoluti.

Come prima considerazione l’uomo ha una finalità. La finalità di ogni essere vivente è vivere e sopravvivere. Questo è dato dalla regola che sopravvive l’essere più adatto a vincere la selezione naturale.

Quindi il nostro cervello è specializzato a svolgere dei compiti (vivere e sopravvivere) con un fine e delle modalità. Ma quali sono queste modalità ?

Sempre per approfondire l’esempio, l’uomo è un animale sociale. Probabilmente questo deriva dal fatto che è più facile sopravvivere in un contesto di comunità, rispetto ad un contesto isolato o familiare.

Non solo l’uomo ha una finalità, ma ha anche un sistema di valori. E questi valori credo che siano dati sia dal contesto che dal apprendimento sociale. Cioè il bene ed il male si imparano con l’educazione, il contesto e la relazione.

Questo significa che l’intelligenza artificiale per ragionare come un uomo (ed uscire da applicazioni verticali) dovrebbe avere una finalità, e porsi il problema dell’etica delle proprie azioni. Non stiamo ancora parlando di coscienza, ma capacità di discernere fra una azione lecita ed una azione non etica. E questo sistema di valori etici dovrebbe essere appreso come si apprende a riconoscere un volto da un set di fotografie.

Altro fattore determinante è la variabilità. Cioè la teoria della evoluzione di Darwin pone la variabilità come uno dei migliori modi per permettere ad una popolazione di raggiungere il suo scopo di sopravvivenza.

Questo vuol dire che la popolazione più adatta alla sopravvivenza è quella che ogni tanto varia il suo funzionamento in maniera casuale in modo da dare più probabilità di potere sopravvivere.

Queste in estrema sintesi sono alcune caratteristiche umane. Non stiamo considerando la coscienza (che poi è quello che noi crediamo essere il pensiero, la mente) perchè le caratteristiche sopra evidenziate possono essere replicate da un approccio sofisticato ma “tradizionale” all’intelligenza artificiale, mentre la coscienza è qualcosa che sfugge ancora alla comprensione.

Le caratteristiche sopra però aprono una serie di riflessioni non banali.

La prima considerazione è la follia. Cioè la follia non è un incidente è anzi il risultato di cambiamenti che permettono di diversificare con successo una popolazione. Ma prevedere la follia come regola di base di una popolazione di successo è accettabile ? Progettare intelligenze artificiali evoluzioniste è etico ?

Il sistema dei valori come risultato di un processo di apprendimento sociale degli stessi. Con la possibilità di mutare gli stessi nel corso del tempo (è successo per l’uomo). E’ etico un sistema di valori che muta nel tempo ? Oppure e’ etico una predeterminazione di quello che è etico e giusto nel comportamento di una macchina ? E chi deciderebbe questi valori ?

Il tema dell’etica è centrale per il comportamento di una intelligenza artificiale. Almeno se pensiamo al pensare come pensiamo noi. Ma attenzione che di razze ominidi nel mondo ne è rimasta solo una. Un caso ? Un risultato della selezione ? O un risultato della costruzione dell’etica adattativa applicata alla sopravvivenza ?

L’uomo è un modello di riferimento per una macchina che si definisca intelligente ?

Ci sono tante domande a cui dobbiamo rispondere e che stanno dietro alle evoluzioni della intelligenza artificiale. Io penso che le evoluzioni in questo settore saranno ancora rapide. Ma di contro non sta aumentando la riflessione filosofica su quello che stiamo producendo.

Se siamo alla ricerca di una “stupidità artificiale” il problema non si pone. Ma se il tema è quello di cercare una “intelligenza artificiale” allora il tema etico si pone eccome. Ed attenzione che tutti i temi sopra esposti non sono collegati al tema della coscienza. Sono producibili con sviluppi della attuale tecnologia opportunamente evoluta da tenere conto della variabile etica.

Vogliamo veramente imitare l’uomo ? E se lo facciamo, cosa succederà ?

Un nuovo paradigma porrà sfide che forse l’uomo non sarà in grado di governare.

Allego un articolo uscito recentemente su temi simili. BERTFA-9.pdf (philpapers.org)